Una nazione che uccide i suoi figli più deboli

Quando una nazione inizia a voltare le spalle ai suoi cittadini più fragili, ha già perso la propria anima.

Il nostro Paese continua a sbandierare parole come "valori", "merito", "famiglia", ma nei fatti taglia i fondi alla sanità pubblica, cancella il sostegno ai disabili, ignora i poveri e tratta gli ultimi come un fastidio da nascondere.

Siamo governati da burattini spinti da interessi personali, intenti solo a difendere i loro privilegi.

Aumentano stipendi e vitalizi, premiano corrotti e incompetenti, e creano leggi su misura per salvare sé stessi da processi e responsabilità.

Nel frattempo, chi ha bisogno di assistenza viene abbandonato. Chi chiede giustizia trova solo porte chiuse. Chi lotta ogni giorno per vivere, si ritrova invisibile.

I miliardi scorrono a fiumi verso progetti inutili e opere faraoniche pensate per arricchire pochi: ponti nel vuoto, treni fantasma, accordi con dittature.

Ma per chi soffre, per chi ha bisogno di una carrozzina, di un insegnante di sostegno, di un farmaco salvavita... non c’è mai niente.

Questo è il nuovo volto dell’ingiustizia: istituzionale, legalizzata, pianificata.

Chi resta in silenzio è complice. Chi giustifica, è parte del crimine.

Una società che lascia morire i suoi figli più fragili non è civile. È una macchina senza cuore.

E quando la macchina parte, non si ferma più — finché non distrugge tutto.



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