UNA LEGGE ELETTORALE CHE HA IL SAPORE DELL'INCOSTITUZIONALITÀ E DELL'AUTORITARISMO

Ogni cittadino, in una democrazia, ha il diritto di vedere il proprio voto tradursi in una rappresentanza parlamentare il più possibile proporzionata. È questo il principio che garantisce il pluralismo, il confronto democratico e il controllo reciproco tra maggioranza e opposizione.

La nuova legge elettorale collegata al premierato rischia invece di modificare profondamente questo equilibrio.

Secondo il testo approvato dalla Camera, il sistema rimane formalmente proporzionale, ma introduce un premio di maggioranza che può alterare significativamente la rappresentanza.

Come funziona?

➡️ Il premio scatta se la lista o la coalizione più votata raggiunge almeno il 42% dei voti validi.

➡️ In questo caso vengono attribuiti 70 deputati aggiuntivi alla Camera e 35 senatori aggiuntivi al Senato.

➡️ La maggioranza vincente può così arrivare fino a 220 deputati su 400 e 113 senatori su 200, numeri sufficienti per controllare con ampio margine l'attività parlamentare.

➡️ Se nessuna coalizione raggiunge il 42%, oppure se i risultati tra Camera e Senato non risultano coerenti secondo quanto previsto dalla legge, il premio non viene assegnato.

➡️ Restano inoltre le liste bloccate, che continuano a impedire agli elettori di scegliere direttamente i propri parlamentari tramite preferenze.

È proprio questo meccanismo che solleva molte preoccupazioni.

Una coalizione potrebbe ottenere una maggioranza parlamentare molto più ampia della propria percentuale di consenso reale nel Paese, riducendo in modo significativo il peso delle opposizioni.

Ma il Parlamento non è soltanto il luogo dove governa la maggioranza.

È il luogo nel quale tutti i cittadini devono essere rappresentati, anche quelli che hanno votato partiti diversi da quelli vincitori.

Se il numero dei parlamentari di opposizione diventa troppo esiguo, diminuiscono anche le possibilità di incidere realmente sul processo legislativo, di emendare i provvedimenti, di svolgere un'efficace funzione di controllo e di alimentare un confronto democratico autentico.

Una democrazia vive infatti grazie ai suoi contrappesi istituzionali, non soltanto grazie alla forza della maggioranza.

Molti costituzionalisti hanno espresso dubbi sull'equilibrio di questa riforma e sulla sua compatibilità con alcuni principi fondamentali della Costituzione, proprio perché il rapporto tra voti ottenuti e rappresentanza parlamentare potrebbe risultare fortemente alterato. Sarà eventualmente la Corte costituzionale a pronunciarsi sulla sua legittimità.

La mia preoccupazione va oltre l'appartenenza politica.

Oggi potrebbe beneficiarne una parte politica; domani potrebbe essere un'altra. Le regole della democrazia devono essere pensate per garantire tutti, non soltanto chi governa.

Quando il potere tende a concentrarsi sempre di più nelle mani della maggioranza, quando l'opposizione rischia di diventare numericamente irrilevante e quando gli spazi di confronto si restringono, è doveroso interrogarsi sulla qualità della nostra democrazia.

Per questo questa riforma, a mio giudizio, ha il sapore dell'incostituzionalità e dell'autoritarismo.

La Costituzione è nata per impedire che il potere si concentri eccessivamente in un'unica direzione. Difendere il pluralismo, la rappresentanza e l'equilibrio tra i poteri significa difendere la Repubblica stessa.

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