QUANTI SOLDI PUBBLICI DIAMO AI GIORNALI? E QUANTE FAMIGLIE POTREMMO AIUTARE?
ANCHE I GIORNALI PRIVATI VENGONO FINANZIATI CON SOLDI PUBBLICI. MA È DAVVERO GIUSTO?
Dopo aver parlato dei finanziamenti pubblici alla RAI, facciamo lo stesso ragionamento con l'editoria.
E questa volta partiamo dai dati più aggiornati disponibili.
Il dato più recente riguarda i contributi diretti all'editoria per l'anno 2024, con i saldi pubblicati nel 2026.
Secondo i dati pubblici, queste sono le 15 testate che hanno ricevuto i contributi più elevati:
- Dolomiten — circa 6,17 milioni €
- Famiglia Cristiana — circa 6,00 milioni €
- Avvenire — circa 5,54 milioni €
- Libero — circa 5,40 milioni €
- ItaliaOggi — circa 4,06 milioni €
- Il Quotidiano del Sud — circa 3,69 milioni €
- Libertà — circa 3,51 milioni €
- Gazzetta del Sud — circa 3,31 milioni €
- Il Manifesto — circa 3,25 milioni €
- La Gazzetta del Mezzogiorno — circa 2,43 milioni €
- Corriere Romagna — circa 2,21 milioni €
- CronacaQui — circa 2,20 milioni €
- Il Foglio — circa 2,09 milioni €
- L'Identità — circa 1,77 milioni €
- Primorski Dnevnik — circa 1,68 milioni €
Fonte: dati del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria relativi ai contributi 2024.
FACCIAMO LA SOMMA
Questi 15 giornali ricevono complessivamente circa:
53,3 MILIONI DI EURO
di contributi diretti.
Adesso facciamo lo stesso calcolo dei post precedenti.
Ipotizziamo di utilizzare quei soldi per aiutare una famiglia senza reddito con:
500 EURO AL MESE
Per un anno:
500 × 12 = 6.000 EURO
E quindi:
53.300.000 ÷ 6.000 = 8.883
Quasi:
8.900 FAMIGLIE
Potrebbero ricevere 500 euro al mese per un anno.
E attenzione: stiamo considerando soltanto i 15 maggiori beneficiari dei contributi diretti.
Non tutto il sistema dei finanziamenti pubblici all'editoria.
Quindi la domanda è semplice:
PERCHÉ UN GIORNALE PRIVATO DOVREBBE ESSERE FINANZIATO CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI?
Un giornale è un'impresa.
Ha un editore.
Ha lettori.
Ha abbonamenti.
Ha pubblicità.
Ha un mercato.
Se il prodotto che vende è valido, dovrebbe poter stare sul mercato.
Se i lettori lo comprano, sopravvive.
Se i lettori non lo comprano, forse il problema non dovrebbe essere risolto chiedendo soldi allo Stato.
E qui arriviamo alla questione politica.
In Italia esistono testate con una precisa identità politica, culturale o editoriale che ricevono contributi pubblici attraverso i meccanismi previsti dalla legge.
Non sto dicendo che tutti questi giornali siano uguali.
Non sto nemmeno dicendo che tutti facciano cattiva informazione.
Sto ponendo una domanda molto più semplice:
PERCHÉ DEVO PAGARE IO, CON LE MIE TASSE, UN GIORNALE PRIVATO CHE MAGARI NON LEGGO, NON CONDIVIDO E NON VOGLIO FINANZIARE?
E soprattutto:
È DAVVERO COMPITO DELLO STATO DECIDERE QUALI GIORNALI DEVONO SOPRAVVIVERE ATTRAVERSO I SOLDI DEI CITTADINI?
Perché quei 53,3 milioni di euro potrebbero essere utilizzati diversamente.
Con la stessa cifra potremmo garantire:
500 euro al mese per un anno a quasi 9.000 famiglie senza reddito.
Famiglie che potrebbero usare quei soldi per fare la spesa.
Pagare una bolletta.
Pagare una parte dell'affitto.
Comprare beni di prima necessità.
E soprattutto avere un minimo di sicurezza economica in un momento di estrema difficoltà.
Io penso che il pluralismo dell'informazione sia importante.
Ma pluralismo non significa necessariamente finanziamento pubblico.
Un giornale deve essere libero di sostenere qualsiasi posizione politica.
Ma anche il cittadino dovrebbe essere libero di decidere quale giornale finanziare con i propri soldi.
Se un giornale ha lettori, quei lettori lo sostengano.
Se ha un editore, lo sostenga l'editore.
Se ha inserzionisti, lo sostenga la pubblicità.
Ma perché deve essere obbligatoriamente il contribuente a salvarlo?
E allora la domanda finale è questa:
VOGLIAMO CONTINUARE A FINANZIARE CON SOLDI PUBBLICI LE IMPRESE EDITORIALI O VOGLIAMO UTILIZZARE QUELLE RISORSE PER AIUTARE DIRETTAMENTE LE PERSONE CHE NON HANNO NEMMENO UN REDDITO?
53,3 MILIONI DI EURO.
8.900 FAMIGLIE.
I numeri sono questi.
Adesso discutiamo della scelta.
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