QUANTO CI COSTA LA RAI E QUANTE FAMIGLIE POTREMMO AIUTARE?
E SE UNA PARTE DELLE RISORSE DESTINATE ALLA RAI FOSSE UTILIZZATA PER AIUTARE LE FAMIGLIE SENZA REDDITO?
Facciamo parlare i numeri.
Il dato più aggiornato oggi disponibile è il bilancio 2025 del Gruppo Rai, approvato nel maggio 2026.
La Rai ha chiuso il 2025 con un utile netto consolidato di circa 9,3 milioni di euro, dopo diversi anni di risultati sostanzialmente in pareggio.
I ricavi complessivi del Gruppo sono stati nell'ordine dei 2,7 miliardi di euro.
Ma il dato che interessa maggiormente questa discussione è un altro:
CIRCA 1,8 MILIARDI DI EURO ARRIVANO DAL CANONE.
Il canone continua quindi a rappresentare oltre il 60% dei ricavi della Rai.
Ora facciamo un semplice esercizio matematico.
Ipotizziamo, puramente a livello teorico, di destinare 1,8 miliardi di euro a un sostegno di 500 euro al mese per famiglie senza reddito.
500 × 12 = 6.000 EURO ALL'ANNO PER FAMIGLIA
1.800.000.000 ÷ 6.000 = 300.000 FAMIGLIE
Avete letto bene:
CIRCA 300 MILA FAMIGLIE POTREBBERO RICEVERE 500 EURO AL MESE PER UN ANNO.
Ma attenzione: questo è un calcolo teorico, non significa che abolendo il canone si potrebbero automaticamente distribuire 1,8 miliardi alle famiglie.
Perché?
Perché il bilancio Rai comprende diverse fonti di finanziamento e diverse voci di costo. Inoltre, il finanziamento pubblico alla Rai non coincide integralmente con il solo canone ordinario pagato dalle famiglie.
Un esempio evidente è il 2024.
Quell'anno il canone ordinario fu temporaneamente ridotto da 90 a 70 euro, mentre lo Stato riconobbe alla Rai un contributo integrativo di 430 milioni di euro.
Quindi è sbagliato dire semplicemente:
“Aboliamo il canone e abbiamo 1,8 miliardi da distribuire.”
Non funziona così.
Ma la domanda politica rimane.
QUANTO COSTA COMPLESSIVAMENTE IL SISTEMA RAI E COME VOGLIAMO FINANZIARLO IN FUTURO?
Oggi il Gruppo Rai conta oltre 12.000 dipendenti e nel 2024 ha registrato ricavi per 2,851 miliardi di euro, con costi operativi superiori ai 2,2 miliardi.
Nel 2025, nonostante il ritorno all'utile, il modello di finanziamento continua quindi a dipendere in misura molto significativa dal canone.
Ed è qui che secondo me dovrebbe iniziare una discussione seria.
È GIUSTO CONTINUARE A FINANZIARE IL SERVIZIO PUBBLICO ATTRAVERSO UN CANONE OBBLIGATORIO?
Oppure sarebbe possibile immaginare un modello diverso?
Una Rai più snella.
Meno costi strutturali.
Meno sprechi.
Più efficienza.
Una parte del servizio pubblico realmente essenziale finanziata dallo Stato.
E, perché no, una maggiore componente finanziata dal mercato, dalla pubblicità e dai servizi a pagamento.
E soprattutto:
POSSIAMO DESTINARE UNA PARTE DELLE RISORSE PUBBLICHE A CHI OGGI NON HA UN REDDITO SUFFICIENTE PER VIVERE?
Perché 500 euro al mese non rendono ricca una famiglia.
Ma possono significare:
la spesa alimentare,
una bolletta,
una parte dell'affitto,
un farmaco,
un aiuto concreto per arrivare a fine mese.
E quei soldi, nella maggior parte dei casi, tornerebbero immediatamente nell'economia reale:
spesa, affitti, bollette, beni e servizi.
Non sto dicendo che possiamo prendere magicamente tutti i soldi del bilancio Rai e trasformarli in sussidi.
Sto ponendo una domanda molto più semplice.
QUALE DEVE ESSERE LA PRIORITÀ DELLA SPESA PUBBLICA?
Continuare a finanziare l'attuale modello di servizio pubblico così com'è?
Oppure rivederlo, renderlo più efficiente e utilizzare le eventuali risorse liberate per sostenere direttamente chi è in maggiore difficoltà?
Per me questa discussione va fatta.
CON I NUMERI.
Non con gli slogan.
PRIMA LE PERSONE. POI I CARROZZONI.
Commenti
Posta un commento