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La strategia della repressione: violenza infiltrata e criminalizzazione del dissenso
Durante le manifestazioni civili e pacifiche vengono compiuti atti criminali da individui incappucciati che si infiltrano tra i lavoratori. Dal mio punto di vista, considerando il modus operandi e la storia passata, si tratta con altissima probabilità di gruppi estremisti di destra, mandati o comunque tollerati da un regime criminale e corrotto.
Un regime di truffatori senza scrupoli, assassini che da sempre parlano di genocidi e che hanno costruito il proprio potere sulla morte dei deboli, degli innocenti, dei lavoratori. Capitalisti spietati che modificano le regole per non essere mai ingabbiati, che manipolano l’opinione pubblica per scagliarla contro i più poveri, mentre utilizzano le risorse pubbliche per aumentarsi stipendi, privilegi e benefici legalizzati.
Si comprano ville di lusso ridendo di chi muore sotto le macerie. Sperperano miliardi di euro in opere inutili e fasulle, senza gare pubbliche né valutazioni scientifiche. Utilizzano il dolore reale delle persone come strumento di propaganda elettorale, scaricando le colpe su “quelli di prima”, spesso gli unici che hanno provato a tagliare stipendi e privilegi per aiutare chi era in difficoltà.
La propaganda fascista è arrivata a un livello di terrore tale da usare le manifestazioni pacifiche come trappole: infiltra i propri galoppini criminali e mascherati nella folla per provocare scontri, così da aizzare l’opinione pubblica contro chi lotta per i diritti dei più deboli. È così che un regime di assassini prende il sopravvento: offre in pasto all’opinione pubblica la libertà di manifestare e crea l’alibi perfetto per legiferare misure sempre più repressive, limitando la democrazia e zittendo chi è in difficoltà.
Già si leggono post che accusano una certa parte politica, quella che difende i diritti dei più deboli, di essere responsabile delle violenze. Arrivano persino a parlare di “fascisti di sinistra”, come se esistessero i fascisti rossi, come se la storia non fosse mai esistita.
Come se le camicie nere non avessero gettato nei forni crematori e nelle fosse comuni bambini, neri, lavoratori, oppositori politici, scrittori colpevoli solo di avere un’opinione diversa. Come se tutta quella brutalità non fosse stata sempre e solo opera del fascismo.
Oggi i truffatori cercano di riscrivere la storia, attribuendo ai lavoratori le colpe di frange violente incappucciate che, per metodi e finalità, non appartengono al mondo dei lavoratori ma all’estrema destra. È una strategia precisa: sovvertire l’opinione pubblica, creare paura e impedire domani qualsiasi forma di manifestazione.
Noi non molliamo. Contro questo sistema del male che tenta di riscrivere la storia, accostando l’ideologia degli assassini alla vita quotidiana di poveri, disoccupati e studenti che cercano soltanto di difendere il proprio diritto di esistere.
Chi è violento va sempre punito. Ma prima di puntare il dito bisognerebbe indagare seriamente e guardare la storia passata, che ci insegna una cosa chiarissima: la probabilità che queste violenze siano opera di infiltrati fascisti è drammaticamente alta.
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