Muri, bugie e indifferenza: l’Italia che condanna chi salva vite

Nel Mediterraneo si continua a morire. Bambini, donne, uomini affogano a pochi chilometri dalle nostre coste. Ogni giorno. Nel silenzio. Nell'indifferenza. Nella complicità.

Ma chi viene a salvarli, chi tende la mano, chi prova a salvare vite umane… viene trattato come un criminale. Indagato, bloccato, insultato. Le navi delle ONG restano ferme nei porti, mentre le bare galleggiano in mare aperto.

La propaganda ha vinto sulla verità. Ci hanno convinti che chi scappa dalla guerra, dalla fame, dalle torture… è una minaccia. Che chi salva vite è “un taxi del mare”. Che la solidarietà è un reato. E così si alimenta l’odio. Si coltiva la paura. Si costruisce consenso sulle sofferenze degli ultimi.

L’Italia è diventata un Paese dove il razzismo viene normalizzato, dove si applaudono i respingimenti, dove si legittima la violenza, dove si chiudono i porti ma si aprono le braccia a chi porta soldi, potere, voti.

Ma un Paese che criminalizza la pietà ha perso l’anima. Chi lascia morire un essere umano per calcolo politico ha già rinunciato a essere umano. Non è immigrazione, è umanità. E noi, oggi, dobbiamo decidere: da che parte vogliamo stare? Dalla parte della vita o della morte?



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