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La Repubblica dei Privilegi: Il Tradimento della Democrazia
Viviamo in una Repubblica che, giorno dopo giorno, tradisce se stessa. Una nazione nata sulla promessa di uguaglianza, giustizia e libertà, ma oggi piegata al volere di pochi potenti che decidono per tutti, spesso nell’ombra, spesso senza alcun mandato reale.
La democrazia è diventata solo una parola da esibire, svuotata di significato. Le decisioni si prendono nei salotti, nei consigli d’amministrazione, tra lobby e gruppi di potere che agiscono indisturbati. I cittadini? Spettatori passivi, illusi da show televisivi e titoli urlati. Si vota sempre meno, si spera ancora meno.
Chi è povero non ha voce. Chi lotta viene ignorato. Chi osa protestare viene deriso o criminalizzato. Intanto crescono i divari: tra Nord e Sud, tra giovani e anziani, tra chi ha troppo e chi non ha nulla. I servizi pubblici sono in ginocchio, le scuole fatiscenti, i trasporti da terzo mondo. Ma i privilegi non si toccano mai: stipendi d’oro, pensioni da favola, bonus, rimborsi, immunità.
Chi guida il Paese non vive nel Paese reale. Non conosce le code al pronto soccorso, i contratti a tempo, le notti passate a scegliere tra mangiare o pagare l’affitto. Governa con distacco, con presunzione, con l’arroganza di chi sa di non dover mai rispondere delle proprie azioni.
E mentre la stampa libera viene soffocata, i magistrati ostacolati, le associazioni isolate, si costruisce un sistema dove il dissenso è un fastidio da eliminare. Non si vuole risolvere il problema: si vuole solo che non se ne parli.
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